Martedì 26 Novembre 2024 ho avuto l’opportunità di partecipare ad un convegno di esperti che affrontava in maniera multidisciplinare il problema delle micro e nano plastiche.
Non sarà facile per me riassumere i tanti concetti ascoltati in quella occasione, ho pensato di suddividere, se necessario, in più articoli i vari argomenti.
Perdonatemi se non riuscirò ad illustrare in modo esaustivo tutti i temi inerenti, ognuno è poi libero di farsi un’opinione a riguardo.

Premetto che proprio nei giorni scorsi si è svolto a Busan ( Corea del Sud ) l’ultimo ciclo di negoziati per un trattato globale contro l’inquinamento da plastica ( INC -5 ) con la partecipazione di 178 paesi.
Le microplastiche , ormai onnipresenti , sono state rilevate in alimenti , corpi umani, persino nel latte materno e nel cervello, sollevando allarmi sulla loro pericolosità per la salute umana e gli ecosistemi.



Il primo intervento della giornata è stato quello del prof. Alberto Milani ( Fisico Dip. Chimica, Materiali, Ing. Chimica Politecnico di Milano ) , ci ha spiegato in modo molto chiaro cosa sono le plastiche : catene polimeriche di atomi di carbonio le quali contengono gruppi funzionali di diversa natura. nel particolare la microplastiche sono particelle di piccole dimensioni derivanti dalla plastica con dimensioni dal mm fino al livello del nm .
A livello di inquinamento il problema è sia visibile che invisibile, basti pensare alle isole di plastica galleggianti che ritroviamo negli oceani ma anche alla diffusione negli ecosistemi marini e acquatici, così anche nella specie umana e nei tessuti e organi del corpo. Ciò perché la plastica si deforma ma non si rompe per molti anni, può essere ingerita e accumulata nel corpo e nei tessuti di molti organismi.
Il 77% del sangue delle persone testate dai ricercatori dell’Università di Vrije di Amsterdam nel 2022 è risultato contenere microplastiche poiché esse possono viaggiare nel corpo e depositarsi negli organi.

Successivamente il prof. Claudio Fenizia ( Professore di Immunologia, università degli Studi di Milano ) ha introdotto la discussione analizzando nel dettaglio gli effetti delle microplastiche sulla salute umana. Il processo scientifico nei riguardi di questa situazione é in evoluzione ed é sicuramente da approfondire; non sappiamo ancora quali conseguenze potrebbe avere la presenza di micro e nano plastiche all’interno del corpo umano. Si sono riscontrate delle sofferenze a livello cellulare, in effetti le nano plastiche riescono ad entrare all’interno della cellula provocando uno stato infiammatorio fino ad arrivare anche all’esplosione della cellula stessa. Valutare il problema a volte risulta molto complicato a causa di analisi molto lunghe da effettuare e particolarmente costose.


Gli esperti si stanno inoltre chiedendo qual’ é la quantità che assorbiamo nei tessuti e organi, quale potrebbe essere il limite tossico e se il sistema immunitario ci protegge.
E’ sicuramente un argomento interessante che comporterà un grande impegno sociale ed istituzionale.

Interessante l’intervento del prof. di Microbiologia Agraria, Università cattolica Sacro Cuore, Dott. Puglisi, che ci ha illustrato il ruolo delle plastiche nei sistemi agro alimentari. Esiste una interessante e preoccupante relazione tra il problema delle microplastiche e l’antibiotico resistenza; i batteri a cui piacciono le microplastiche sono anche più antibiotico resistenti.
L’utilizzo delle plastiche coinvolge ogni settore e filiera agro alimentare e sarà difficile limitarne l’uso in futuro se non si verificherà anche un cambio di cultura sociale e politica.
Le plastiche sono utilizzate in agricoltura con diversi scopi: film di pacciamatura, pneumatici dei trattori, e fitofarmaci sono solo alcune delle fonti di contaminazione del suolo agricolo. L’impatto delle particelle plastiche sul suolo è tuttavia ancora poco conosciuto, soprattutto quando in combinazione con altri contaminanti come gli agrofarmaci.
Si valuterà inoltre il ruolo delle api come indicatori di contaminazione di microplastiche nell’ambiente.

Ricordiamo anche che esistono in realtà dei batteri che sono in grado di degradare le plastiche, ad esempio la Ideonella Sakaiensis può digerire il PET attraverso l’idrolisi delle catene polimeriche. Nonostante il processo biochimico di degradazione richieda un tempo piuttosto lungo, si ritiene che il batterio abbia potenziali utilizzi nel riciclaggio della plastica all’interno del complessivo ciclo di gestione dei rifiuti in un’ottica di economia circolare.
Ricordiamo che “L’economia circolare ” è un termine che definisce un sistema economico pensato per potersi rigenerare da solo garantendo dunque anche una ecosostenibilità.
In questa ottica è opportuno ricordare che le cosiddette bioplastiche sono comunque polimeri, anche se di origine naturale, che potrebbero trasformarsi in micro e nano plastiche e generare anch’esse parte del problema.
Interessante è il progetto ” Minagris” , una ricerca per contrastare gli effetti delle plastiche nei terreni finanziato dalla UE.


Successivamente l’Ing. Daneu ci ha parlato della separazione della plastica nel rifiuto organico. Chiediamoci, ad esempio, quante plastiche , micro e nano, ci possono essere nel FORSU ( frazione organica del rifiuto solido urbano ). La premessa è che il rifiuto organico ha principalmente una componente acquosa ( circa il 70% ) e il suo recupero è funzionale alla creazione di un impianto con finalità circolare. Inoltre la plastica presente nel FORSU è recuperabile come combustibile e riutilizzabile all’interno dell’impianto.
Alla luce di queste riflessioni e senza addentrarci nei dettagli tecnici il progetto proposto dall’ Ing. Daneu è finalizzato al recupero totale e circolare del FORSU, e non è poca cosa.
Le soluzioni se ragionate e ben valutate esistono, abbiamo solo bisogno di attuarle con un occhio alla biodiversità……

