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Le microplastiche nella nostra vita ( parte 2 )

 Ho voluto aggiungere una seconda parte all’articolo di qualche giorno fa che parlava delle microplastiche perché ho ancora alcuni argomenti interessanti di cui scrivere.

L’intervento durante la conferenza della Dott.ssa Elena Bottinelli ( Head of Digital Transition and Trasformation, Gruppo San Donato ) sui percorsi virtuosi dei luoghi di cura ha attirato particolarmente il mio interesse.

Una premessa importante è focalizzare la nostra attenzione sul significato di ” One Health ” , termine riconosciuto anche dal Ministero della Salute Italiano, considerando la visione di un modello sanitario che si basa sul riconoscimento che la salute umana, la salute animale e l’ecosistema siano legate indissolubilmente.

Ritenuta da tutte le organizzazioni internazionali una strategia rilevante per raggiungere la salute globale coinvolgendo varie discipline.

         

Non dimentichiamo che la medicina ha raggiunto molti risultati negli ultimi anni anche grazie all’introduzione della plastica ma l’impatto sui gas serra dell’industria medica è pari al 4/5 %.

L’approccio del mondo sanitario per eliminare il più possibile le microplastiche deve essere riconsiderato valutando l’idea , ad esempio, di un ospedale sostenibile : una struttura progettata e gestita per minimizzare l’impatto ambientale , promuovendo al contempo il benessere dei pazienti, del personale e della comunità.

La sanità ecosostenibile avrà un ruolo importante nel nostro futuro, progetti innovativi sono già allo studio e in via di realizzazione per creare strutture ospedaliere secondo criteri di risparmio energetico ( tetti a verde, pannelli solari, certificazioni Leed ); di risparmio sul packaging ( si stima che circa il 25% dei rifiuti ospedalieri sia composto da plastica ) ; di strategie di risparmio sui trasporti per i pazienti o di politiche a rifiuti zero così come opzioni di smaltimento ecosostenibili.

Altro problematico settore responsabile della diffusione delle microplastiche nell’ambiente è quello della moda. La Dott.ssa Dalia Benefatto ( Gruppo Devalia ) ci ha illustrato molte sfaccettature dell’argomento.

Fondata nel 2021 ” Devalia ” è un’innovativa società di consulenza italiana specializzata in tessuti sostenibili.

Teniamo conto che tutti i materiali composti da  fibre sintetiche si trasformano in microplastiche, nella fattispecie il poliestere essendo poco costoso è anche quello più utilizzato e nel fast fashion rappresenta circa 85%. Il fulcro del problema è proprio immettere nel mercato sempre nuovi capi in poliestere grazie anche al suo basso costo, ricordiamo inoltre che il lavaggio domestico dei capi sintetici è la causa principale del rilascio nelle acque delle microplastiche. Tanto più possediamo e laviamo manufatti in sintetico tanto più inquiniamo acqua e mari !! Quindi quando acquistiamo occhio alle etichette che indicano la composizione!!!

Un aiuto potrebbe essere chiudere i nostri panni da lavare in appositi sacchi filtranti che possono trattenere le microplastiche durante il lavaggio e non disperderle nell’ambiente.

Il modello economico ” dell’usa e getta” dovrebbe essere sostituito dal ” riciclo “, ” affitto ” e ” riuso “. Abbiamo ancora tanto da imparare !!!

Una nuova sensibilità sta prendendo piede nel mondo della moda, il cosiddetto riciclo creativo o upcycle , è destinato a diventare un nuovo modo di pensare la moda, non solo una trend ma un vero e proprio mercato, più sostenibile e green. Sarete molto più fashion con un abito riciclato !!!

Anche grandi marchi moda si stanno trasformando in visione “green “.

Ricordiamoci ,è fondamentale innanzitutto comprare meno e non farsi prendere dalla smania dell’acquisto compulsivo !!!

     

Il Dott. Carlo Covini ( Gruppo Lenzing ) ci ha permesso di riflettere su quello che si può fare per una protezione sostenibile dei ghiacciai e sulla circolarità del settore tessile.

Un po’ di storia : fino al 1910 esistevano nel settore tessile solo fibre naturali, con la scoperta della viscosa nel 1920 le fibre utilizzate sono diventate quasi del tutto artificiali.

Ad oggi il mercato è così suddiviso : 70/80 % sintetiche, 20/25 % cotone e lana, 6 % fibre cellulosiche.

Le fibre cellulosiche sono fondamentalmente 3 : viscosa, modal e lyocell, delle quali la base di partenza è un materiale naturale come la cellulosa ( estratta dal legno ). Ben venga l’introduzione di queste fibre di origine naturale ma ricordiamoci di preservare la nostre foreste .

Nel dettaglio il gruppo Lenzing, leader nell’offerta di cellulosa rigenerata per l’industria tessile e dei non tessuti, ha introdotto un concetto innovativo volto a preservare i nostri ghiacciai in modo sostenibile e circolare. L’innovazione si concentra sulla produzione di geotessili ( da posizionare sui ghiacciai per prevenire lo scioglimento ) con fibre biodegradabili mirando a prevenire l’inquinamento da microplastiche. Inoltre successivamente al posizionamento sul ghiacciaio ( quando il telo viene tolto ) queste fibre vengono recuperate per ridare loro una nuova vita come indumenti, a vantaggio di una catena del valore tessile sostenibile e circolare.

Con la prof.ssa Caterina La Porta ( Patologia Università degli Studi di Milano ) e il prof. Stefano Zapperi ( Fisica Università degli Studi di Milano ) ci siamo inoltrati nel settore dell’architettura Biomimetica per una salute sostenibile.

La parola Biomimetica deriva dalle parole greche “bios” = vita e “mimesis”= imitare; nell’insieme rappresenta tutte quelle tecnologie che tendono a raggiungere soluzioni ispirate a quelle che in natura sono adottate da piante e animali. Prendendo ispirazione dai sistemi naturali potremo valutare soluzioni per preservare l’ecosistema dalle microplastiche.

I sistemi naturali rispettano alcuni principi fondamentali:

  • funzionano secondo cicli chiusi, non esiste il concetto di rifiuto

  • si fondano su interdipendenza, interconnessione, cooperazione

  • funzionano ad energia solare

  • rispettano e moltiplicano le diversità

                                     

Questa esperienza nella sua molteplicità mi ha molto arricchita, voglio ricordare e ringraziare chi mi ha permesso di partecipare.

Il progetto culturale è stato seguito dalla  Dott.ssa  Natasha Calandrino Val Kleef.

                                         

La vostra Tella “ecofriendly”

 

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